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Introduzione

Nel 1966 Roland Barthes, in un testo intitolato Semantique de l'objet1, osservava come l'oggetto, nel senso comune, sia "qualcosa che serve a qualcosa"; l'oggetto viene quindi identificato con la sua funzione; poiché in essa si esprime la capacità dell'oggetto di intervenire sul mondo "è una specie di mediatore tra l'azione e l'uomo" (R. Barthes 1985: 35). Tuttavia, secondo lo stesso Barthes, il senso di un oggetto non si esaurirebbe nella sua funzione, e quindi in un senso denotato, ma si arricchisce di "un secondo senso, diffuso, generalmente ideologico, e si chiama senso connotato" (Ibidem: 35), che fa riferimento ai valori simbolici dell'oggetto.
D'altra parte anche Jean Baudrillard nel suo Les Système des l'Ojects del 19682, indicava il potere simbolico rivestito dagli oggetti nella vita quotidiana. E a partire da queste riflessioni, Umberto Eco nel 19713, parlerà proprio di funzione prime, corrispondenti agli aspetti denotativi, e funzioni seconde, riferendosi invece ai significati connotativi/simbolici di cui l'oggetto viene investito.
Questi rapidi riferimenti teorici permettono di capire quanto la questione degli oggetti abbia accompagnato la riflessione semiotica fin dai suoi esordi; nel tempo si sono susseguite posizioni differenti, ma tutte accomunate dall'esigenza di cogliere il significato degli oggetti nel loro contesto.
Anche oggi l'interesse è vivo, soprattutto in relazione all'attenzione che la semiotica rivolge al design e alle merci.
Un esempio è l'analisi del semiologo francese Jean-Marie Floch sul coltello Opinel4. Nella sua analisi Floch prende in considerazione una specifica tipologia di coltello, l'Opinel appunto, indagandone forma, funzioni e valori, per arrivare a definirne le caratteristiche identitarie, a partire dalle differenze con gli altri coltelli e dalla relazione con il suo utilizzatore, il bricoleur.
In questo contesto si colloca il nostro interesse verso un oggetto così pregno di significati come può essere la matita, oggetto simbolo della capacità dell'Uomo di astrarre il proprio pensiero, di isolarlo e riprodurlo - iconicamente o linguisticamente - su una superficie di carta. Se J. M. Floch, nel suo lavoro, si è occupato di un particolare coltello, noi invece vogliamo prendere in considerazione la matita: non una matita specifica, ma la matita in generale. Si tratta quindi di riflettere sulla categoria di oggetti che vogliamo (e possiamo) denominare matita. Una scelta che complica un po' le cose e ci impone delle scelte. Di matite infatti ce ne sono molte, anzi moltissime, nate in momenti diversi pensando a utilizzi differenti: matite per disegnare, matite per scrivere, matite rosse e blu per segnare gli errori, matite con la gomma, matite meccaniche con le mine, matite a forma tonda, esagonale o rettangolare, colorate o al naturale. Parlare della matita significa, all'interno di questo panorama variegato, individuare quegli aspetti ricorrenti, che rimangono costanti al variare delle tipologie (token), così da arrivare alla definizione di un ideal-tipo (type)5, che esprime e sintetizza le proprietà dell'oggetto matita, quelle caratteristiche in cui riconosciamo l'essere matita, l'appartenere a quella specifica categoria. Osservando le molteplici varianti possiamo dire che la matita sia un "oggetto, che utilizzando la grafite, può lasciare un segno - scrivere o disegnare - che può essere cancellato con una gomma".
A questo punto ci chiederemo quali siano le qualità formali della matita, per poi prendere in considerazione le relazioni tra forma e funzione di una matita e identificare i suoi significati. Prenderemo in considerazione solamente le matite in legno, escludendo quindi le matite meccaniche, a mina, poiché riteniamo costituiscono una variante sostanziale dell'essere matita.

La componente configurativa

Nel compiere la sua analisi sull'Opinel, Floch segue il modello proposto da J. Algirdas Greimasper l'analisi dei lessemi.
Anche noi ci rifaremo a questo modello, che distingue tre componenti fondamentali6:
- componente configurativa
- componente tassica
- componente funzionale
Delle tre componenti individuate da Greimas, la prima, la componente configurativa, fa riferimento alle parti costitutive della matita. Già da una prima osservazione possiamo distinguere tre parti principali:
1. un'anima di grafite
2. un corpo/copertura in legno (con qualità e forme diverse7)
3. una chiusura
A partire dal rapido excursus sulla storia e sulle tipologie di matita, è possibile individuare/isolare i tratti distintivi e costanti che ci permetteranno di parlare della matita. Per quanto riguarda l'anima, sappiamo che la grafite può essere di diversi spessori e durezze, in modo da avere una varietà di tratti più o meno sottili, precisi e duri.
Il corpo è fatto di legno, lavorato industrialmente e serialmente. Può poi essere colorato o personalizzato, decorato, foderato, marcato. Anche la forma può variare: esagonale e tonda le forme classiche.
La chiusura infine può essere costituita da un taglio della matita o da un'altra punta. In alcuni casi alla chiusura si aggiunge un accessorio ornamentale o una gomma.
Nonostante le innumerevoli varianti, gli elementi costitutivi ricorrenti sono certamente quelli sopra indicati. Si può pertanto parlare di matita quando ci troviamo di fronte a un oggetto di legno, con una punta scrivente. Si tratta di una definizione ancora parziale, ma per ora funzionale ai nostri scopi. Da questa prima descrizione analitica, emerge chiaramente che la matita è un oggetto stratificato con un'anima contenuta in un involucro di legno. Tra l'anima in grafite e il corpo vi è una forte coesione tanto da farli percepire come un unità; così avviene anche tra le parti della matita: punta, corpo e chiusura sono sempre percepite in continuità, non risultano mai separate; la punta nasce dal corpo "temperato", mentre la chiusura dal corpo segmento/tagliato.
Da un punto di vista formale la coesione e la continuità emergono dunque come tratti caratterizzanti la matita: oggetto monolitico e semplice. Unito e unico. È bene tener conto anche della dimensione materica dell'oggetto, grafite e legno sono due elementi, di origine minerale e vegetale che esprimono un forte legame con il mondo naturale, connotando questo oggetto proprio come naturale, autentico, non artificiale. Opposizione interessante in una società che oggi più che mai è segnata da un importante impatto tecnologico e al contempo da una forte esigenza di ecologia.

La componente tassica

Fin qui un'analisi degli elementi costitutivi; ma certamente il significato e il senso della matita, si possono comprendere nella loro identità solo se inseriti in un sistema, ovvero in un contesto in cui si possa mettere in relazione e contrapposizione con altri oggetti che svolgono/hanno più o meno gli stessi usi. Prendere in considerazione la componente tassica significa individuare quei tratti che differenziano la matita da altri oggetti con funzioni simili.
Sarà quindi importante prima di tutto definire le funzioni principali della matita, che possiamo, in sintesi, riportare al disegnare e scrivere, attraverso lo scorrimento della grafite sulla carta. Ma a un'analisi più approfondita possiamo cogliere un'altra funzione, nascosta, ma determinante: il poter essere cancellata. A ben vedere infatti, la caratteristica specifica della matita non sta tanto nel lasciare un segno (sia scrittura o disegno), ma nella possibilità di eliminare quel segno stesso, nella sua cancellazione.
Nella relazione oppositiva con la biro (se non in casi particolari) emerge ancora più chiaramente questa sua caratteristica identificativa: se la biro imprime l'inchiostro sulla carta con una certezza presuntosa; la matita propone il segno al foglio, pronta a ridiscuterlo, in un potenzialmente continuo ricrearsi. La matita permette ripensamenti e correzioni, la biro no, se non a costo di un'ammissione di errore che resta sul foglio. Segno impermanente, aperto vs permanente, chiuso.
La cancellazione, lungi dallo svilire la matita, evidenzia invece la preziosità di qualcosa che può durare anche solo un attimo, per poi svanire o essere sostituito, corretto, perfezionato; svelando incertezze, dubbi e ripensamenti di chi la usa.
La matita narra la transitorietà della sua esistenza anche nella sua stessa essenza; quasi metafora della vita, nel suo esistere, si consuma: temperare una matita significa affermarne la potenzialità ma anche sbriciolarne l'essenza materica. Quest'aspetto la distingue dalla penna stilografica che, unica tra gli strumenti ad inchiostro, prevede la possibilità della cancellazione.
La coesione monolitica della matita, emersa dall'analisi della componente configurativa, contrasta con la potenzialità trasformativa e ricreatrice che abbiamo appena osservato in termini di funzioni.
L'oggetto si trasforma in segno, e nel produrre segni - cancellabili - esso stesso si cancella, si smaterializza, svanisce.
Possiamo schematizzare quanto detto finora utilizzando il quadrato semiotico8. Il quadrato ci permette di cogliere le relazioni tra gli elementi di un sistema (in questo caso duello della scrittura):

La componente funzionale

Come emerso dall'analisi della componente tassica, far riferimento alla funzione è quanto mai proficuo per definirne il significato e il senso nel contesto culturale di riferimento. Tale spostamento di prospettiva consente infatti di superare il problema delle varianti e delle specifiche occorrenze per orientarsi sulle modalità d'uso quotidiano, sulle quali si basa l'attribuzione di senso di un oggetto. La componente funzionale è quella che riteniamo più interessante, quella che secondo Greimas è tanto pratica quanto mitica. Sappiamo infatti che il valore di un oggetto non può essere limitato al suo valore d'uso.
La matita in questo senso smette di essere oggetto per diventare soggetto performante - sì manipolato dall'Uomo - ma performante, in grado cioè di trasformare la realtà: la matita progetta in mano all'architetto, schizza in mano allo stilista, crea in mano all'artista, corregge in mano alla maestra, sottolinea in mano allo studente, scrive in mano al bambino; soggetto naturalmente trasformativo e trasformante.
La matita è soprattutto un oggetto culturale. La matita è segno della relazione tra l'Uomo e il mondo, in quanto oggetto di mediazione tra l'Uomo e la propria rappresentazione del mondo, mezzo di rappresentazione di idee e costruzione di mondi possibili. Non è un caso che la matita è usata sia per scrivere sia per disegnare, in questo, a nostro parere, sta una traccia di primitività, quando per l'umanità si aprivano infiniti mondi possibili; quando segno iconico e scrittura coincidevano9.
Oggetto del potere essere e del poter fare, la matita è potenzialità pura, segno in potenza. In questo si esprime la funzione mitica della matita; lasciando alla penna biro l'urgenza pratica della scrittura.

Conclusioni

La matita si presenta come un oggetto comune, per nulla straordinario, in sé di scarso valore economico, eppure indelebile nella mente di ciascuno poiché rappresenta il primo contatto con la possibilità di dar forma ai propri pensieri, alle immagini, alle idee. Prima della possibilità di creare, disegnare, scrivere… prima di diventare architetti, stilisti, artisti, maestre o allievi. La matita nella sua semplicità ci rende tutta uguali, ma è in grado di dar voce alle potenzialità di ciascun esprimendone l'individualità… quando poi si è artisti, architetti, geometri, professori.
Si tratta quindi di una potenzialità polivalente, di una multifunzionalità, che la matita cela dietro la semplicità della forma; cosiccome la coesione delle sue parti e la monoliticità della materia, rendono meno evidente la potenziale smaterializzazione dell'oggetto, che si attualizzerà nel rito del temperare, fino alla sparizione dell'oggetto stesso.
Svanisce l'oggetto, che si è trasformato in segno, anch'esso impermanente, labile; quasi che la cancellazione fosse la vera essenza della matita. Nel suo essere, leggera, semplice eppure densa di materia, di significati e funzioni, la matita esprime la sua estrema contemporaneità. In una società in cui la smaterializzazione della realtà assume forme diverse e sempre più pervasive; il suo essere trasformativa e polivalente, ma allo stesso tempo semplice e essenziale, l'avvicina molto di più alla sensibilità attuale di quanto non sia per la penna. Contemporanea, eppure antichissima, la matita rievoca un gesto antico, arcaico, preistorico che riporta l'Uomo all'infanzia della sua Storia, come ciascuno di noi alla propria infanzia, al tempo della potenzialità pura.
Affermazione di un poter essere più che un dover essere.

 

1 Si tratta di un testo contenuto nella raccolta L'aventure sèmiologique, Paris, Seuil 1985; trad. it. L'avventura semiologica, Torino, Einaudi 1991.
2 Baudrillard, J. Les Système des l'Ojects, Paris, Gallimard 1968; trad. It. Il sistema degli oggetti, Milano, Bompiani 1972.
3 Eco, U. Le forme del contenuto, Milano, Bompiani 1971.
4 L'analisi a cui si fa riferimento è contenuta nel volume Identités visuelles, Paris, Puf 1995; trad.it, Floch, J.M. Identità visive, Milano, Franco Angeli 1997.
5 La coppia type/token è introdotta in semiotica da Charles Peirce. Sono tokens le entità concrete da cui si costruisce un entità astratta, ideale type.
6 Greimas A. J. Du Sens II Paris Seuil 1983; trad.it Del Senso Milano Bompiani 1995. Si tratta di un modello che J. Algirdas Greimas propose per l'analisi del lessema, che - secondo il semiologo francese - dovrebbe prevedere tre momenti: (i) scomporre l'oggetto nelle sue parti e individuare le relazioni che intercorrono tra di esse, in vista della sua forma complessiva, componente configurativa; (ii) rilevare le relazioni che l'oggetto ha con altri oggetti all'interno di sistemi di riferimento, componente tassica; (iii) individuare le funzioni che esso riveste per uno o più soggetti, in senso sia strumentale sia simbolico.
7 Nel caso delle matite meccaniche, il corpo può essere anche in plastica o metallo. Abbiamo scelto di escludere dalla presente analisi questa variante, perché la riteniamo mancante di alcune caratteristiche
fondamentali dell'essere matita, mentre ne possiede alcune proprie della penna. Si tratterebbe quindi di un ibrido.
8 Il quadrato semiotico è un dispositivo logico-formale di origine aristotelica, riproposto da Greimas. Le frecce indicano le relazioni che intercorrono tra gli elementi: sull'asse orizzontale si esprime la relazione di contrarietà: i termini si oppongono ma non si escludono necessariamente (lo stesso simmetricamente accade sull'asse orizzontale in basso, detto asse dei sub-contrari, poiché nascono dalla negazione dei due termini principali). Le linee diagonali indicano invece la relazione di contraddittorietà: i termini in questo caso si escludono a vicenda. Infine le frecce verticali (dal basso verso l'alto) esprimono la relazione di implicazione: il termine in basso implica e presuppone anche il termine che gli sta sopra.
9 Basti pensare ai graffiti e agli ideogrammi. Oggi, nella nostra cultura, scrittura e disegno vivono separatamente, ma la matita testimonia quest'unione originaria, che ancora a volte emerge spontaneamente nei bambini.

Laura Rolle
Il segno cancellato
Semiotica della matita


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