Storie di Matite storie di matite home
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Siamo quello di cui ci nutriamo.
Culi di matita.
Rosicchiata, succhiata, dilaniata, condita tra i capelli, tamburellata tra i denti per poi essere aperta fino alla punta. Fumata (per finta?) imitando il saper fare di papà. Passata finemente tra gli incisivi, fino a penetrare nella più saporita essenza del legno di cui é composta. Cedro, tiglio, ontano, acero, abete a volte. Legno tenero e compatto, privo di nodi, per essere temperato, o mangiato.
Esagonale, cilindrica, quadrata, triangolare, ellittica come quelle dei carpentieri o dei falegnami. Per me studente, le più irritanti erano quelle con la gomma inserita in un terminale metallico sul fondello. Prevedevano prima o poi un gesto sbagliato, un ripensamento, un errore da cancellare. La traccia rimaneva, perché, con la gomma troppo dura o troppo sporca, lo sbaglio veniva dichiarato. Meglio un pezzo di gomma-pane nel portamatite.
E si torna a mangiucchiare.
La superficie esterna, quasi sempre ricoperta da una vernice colorata, adesso atossica, contiene le informazioni complete: casa produttrice, a volte il marchio di fabbrica, il nome della matita, se ne ha uno, così per darsi un po' di tono tra le migliaia di altre sorelle anonime, un messaggio pubblicitario di un prodotto, di un'istituzione culturale, di un albergo. I suoi gradi di servizio sono identificati con numeri o lettere e ci indicano il suo carattere: se abbiamo a che fare con una tipa dura o una tenera.
Il primo a ideare un metodo di gradazione della durezza della grafite fu il francese Nicolas-Jacques Conté, che nel 1794 brevettò il metodo, usato tuttora con alcune modifiche sulla mescola: grafite, argilla, un po' di nerofumo, acqua.
E via a cuocere.
Conté attribuiva dei numeri, gli inglesi delle lettere: H (da hard, duro) e B (per black, nero) per indicare rispettivamente le dure e le morbide, così HHH era particolarmente dura e BBB particolarmente morbida. Oggi le matite da disegno si differenziano in 20 tipologie: dalla più morbida (9B) alla più dura (9H), più una dall'uso misterioso la F (Firm). Le matite più morbide, indispensabili nei disegni artistici o schizzi di progetto, permettono di ottenere un nero intenso, mentre quelle più dure vengono prevalentemente utilizzate nel disegno tecnico, cad e plotter permettendo.
Ci sono anche quelle a metà strada, le HB, le più usate, di impiego comune, da parole crociate tanto per intendersi; a loro preferisco quelle morbide. Però bisogna starci molto dietro, corteggiarle. Tendono a sparire, a confondersi, a consumarsi prima delle altre, ma se le sai assecondare sono tue per sempre.
E da sempre é rimasto pressoché invariato il procedimento della fabbricazione delle matite. Il legno stagionato viene tagliato in tavolette in cui sono praticate delle scanalature per l'alloggiamento delle mine, le tavole vengono incollate, accoppiate e successivamente fresate da ambo i lati. Laccatura, marcatura e tempera della punta completano la lavorazione. Semplicità e perfezione.
La matita cilindrica tende a rotolare se appoggiata su un piano inclinato? Con minimo sfrido portiamola a sezione esagonale. Il problema é risolto, ne aumentiamo la prensione e inoltre si segue meglio con i denti il perimentro della nostra merenda.

Complici tra loro di questo svezzamento, furono i miei e uno strano signore, che da un televisore in bianco e nero insegnava quello e quell'altro, aiutandosi con strumenti da disegno su enormi fogli o sulla lavagna con i gessetti. Le mani perennemente sporche.
Il signore era un maestro. Il maestro. Alberto Manzi.
Con lui ho iniziato a mangiare le prime matite, mentre cercavo di dare una forma alle parole che sillabava. Sole, stazione, albero, montagna, gallina. Le galline non sono mai riuscito a disegnarle: le ho sempre ritagliate dal libro delle ricerche.
All'epoca mio nonno teneva nel cassetto, a fianco di orologio, occhiali e un coltellino di madreperla (altro oggetto del desiderio), una matita un po' più grossa delle abituali che giravano per casa. Succhiandone la punta mi rimaneva la lingua colorata di un viola profondo, come se avessi mangiato mirtilli. La mia lingua da chow-chow, esibita con fierezza. La matita copiativa. Una speciale matita il cui segno é indelebile o quantomeno difficilmente cancellabile (anche se, in realtà, questo é vero solo se viene inumidita la mina, altrimenti é facilmente cancellabile con una gomma morbida).
La matita normale ha la mina di sola grafite; la copiativa contiene anche coloranti derivati dall'anilina e dei pigmenti, non solubili. Al tempo le matite copiative erano comunemente utilizzate per firmare contratti e atti pubblici. Uno strumento importante, anche nel voto delle italiche genti.
Ancora oggi, nell'era del mouse, ci fidiamo della matita.

I miei rosicanti pensieri si fermavano quando i denti, affondando sul legno, incontravo il duro contatto con la grafite.
Dura per modo di dire, mai quanto suo fratello: il diamante.
Già, perché grafite e diamante sono pressoché la stessa cosa.
La grafite é uno degli stadi del carbonio puro, così analogamente come lo é il diamante. La grafite é uno dei minerali più morbidi, il diamante é il più duro che si conosca in natura; la grafite é un buon lubrificante, il diamante é il miglior abrasivo; la grafite é opaca, il diamante normalmente é trasparente; la grafite rappresenta l'anima più stabile del carbonio, il diamante quella più instabile.
In pratica, tutti i diamanti sono sottoposti a una inesorabile trasformazione in grafite, per cui collezionare matite ti elimina un po' d'ansia. Oltretutto costa meno.
E poi si cresce.
Non puoi più perdere tempo. Gli strumenti diventano sofisticati, operativi, funzionali.
E la matita si fa meccanica.
L'anima resta la stessa, a volte micro, fragilissima. Protetta in tubicini di metallo o plastica, mossa da un pulsante, in modo controllato. Non si tempera più o quasi.
I moderni portamine hanno precursori eccellenti già dall'Ottocento. L'invenzione di nuove materie e lo sviluppo industriale hanno permesso la creazione di oggetti splendidi, dove forma e funzione raggiungono risultati sorprendenti: cursori, spirali, molle, pinze, frizioni, regolatori automatici rivestiti da avorio, metalli preziosi, alluminio, leghe, legno, ebanite, celluloide, bakelite, materie plastiche, titanio.
Matite meccaniche nelle mani di coloro che disegnano, scrivono, sognano, che fissano un'idea con pochi segni elementari. Quello che sarebbe potuto essere, quello che é stato, le storie che saranno.
Queste non le mordi, non più.

Grazie a tutti gli amici che hanno contribuito ad aumentare la mia collezione.
Loro sanno e raccolgono matite di ogni fattura e specie e con aria di sfida: "Questa ce l'hai?".
E poi dicono che sono pazzo.

Un indelebile grazie ad Olga, il mio punto di riferimento.

Leandro Agostini


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